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      Tutto ciò che il laicato domanda per la purificazione dell'Italia insozzata dalla superstizione, lo domanda con altrettanta insistenza questo gruppo sacerdotale, entrato senza divergenze nel movimento del paese. Il padre Prota ed i suoi amici hanno pubblicato articoli su tutte le quistioni sorte in questi ultimi tempi, la soppressione de' conventi, i beni del clero; e in forma scolastica han dimostrato che il matrimonio de' preti è lecito, e che nelle circostanze presenti d'Italia, farebbero molto bene a rinunciare al celibato. Però al dogma non toccano, e benchè dimostrino una certa indipendenza anche in simile materia, concludono sempre che bisogna rimanere cattolici romani, uniti al papato, trasformato e privo del dominio temporale.
      «Chiamano anche a far parte della loro società persone di varie screziature. Ma quale efficacia esercitano queste associazioni di preti liberali? Il Governo non li seconda: li lascia semplicemente fare, proteggendoli negli urti contro il clero normale. L'opinione li sostiene vagamente in Napoli: ma i caporioni de' partiti avanzati non li carezzano troppo, nè si curano della loro opera: solo Garibaldi formalmente li chiama sacerdoti e monaci benemeriti, perchè riconoscono i diritti della patria.
      «Nel clero fan qualche propaganda; il padre Prota annuncia ciascun giorno nuovi acquisti nelle parrocchie, ne' seminarj, e perfino ne' capitoli canonicali; ma non avvi precisa statistica de' risultati ottenuti. L'unione della società meridionale con quelle del centro e del settentrione potrebbe recare conseguenze serie in questa grande e difficile impresa, e date certe evenienze. Il popolo italiano ripugna dal cangiar religione, ma sarebbe facile persuadergli che egli non cangia, malgrado un profondo cangiamento: e col tenersi riguardosa su questo punto, la Società ha forse una vera ispirazione.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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