Pagina (683/895)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Vero è che l'indignazione, ispirata sulle prime da questi insulti de' privati e de' magistrati, vien dissipata dall'abitudine, a nulla avvezzandosi gli uomini più presto che all'ingiustizia: quegli stessi che dapprima non sapeano parlarne che col labbro fremente, ora li scusano come colpa de' tempi, come aberrazione politica, come conseguenza inevitabile de' cambiamenti odierni.
      È questo l'effetto del giornalismo, che infatuato dalla propria inattaccabilità, non ha più duopo nè di arte nè di verità, bastandogli d'abbassare gli scritti a livello del lettore, anzichè rialzar la mente di questo, e di usar una lanterna cieca che lascia vedere in una sola direzione. Come l'individuo resta ora annichilato nel panteismo dello Stato, così l'aristocrazia dell'ingegno nella trivialità, i libri nel diluvio de' giornali, dove s'affoga il senso comune; lo spirito perde l'individuale libertà davanti all'audacia surrogatasi all'autorità; l'esagerazione, che è il linguaggio delle società scadenti, sopprime la verità ch'è il bisogno delle ordinate e rigenerantisi; spacciando francamente la bugia che non inganna nessuno, neppure se stessa: adoprando tutta l'arte della spudorata calunnia, dell'ipocrita ritrattazione, della maligna interpretazione per iscassinare tutte le credenze; al vizio accordando ogni perdono; alla virtù appena concedendo di scusarsi: e a chi li confutasse apponendo di mancar della carità cristiana, di fallire al precetto cristiano del soffrire e pregare.
      Così, vuoti di carità perchè vuoti di fede, esercitano un'abilità senza principj sopra una sincerità senza lumi, in un tempo dove il leggere è divenuto un'infingardaggine mascherata. Ma troppo dell'indole loro fuggevole e di circostanza tengono anche i tanti opuscoli venuti ad appoggio dell'eresia; e dove la mancanza di calma attesta la mancanza di fiducia.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





Stato