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      189); teoria troppo conosciuta di Hegel, ch'egli forse intendeva confutare. In opposizione diametrale a' suoi primi libri, insiste sulla decrepitezza del cattolicismo, in cui la mancanza di vita è cento volte peggiore dell'eresia e dello scisma; tronco morto che si sostiene pel suo proprio peso e per l'inerzia. Nella Riforma Cattolica della Chiesa mette che il cattolicismo è ridotto immobile da Roma, dalla disciplina ecclesiastica, dalla teologia, onde a volerlo svecchiare bisogna riformar Roma, la disciplina, la teologia. È errore puerile il volere che tal riforma venga da fuor della Chiesa, come con Montano e Lutero; bensì è legittima quando venga da Gregorio VII o dal Concilio di Trento. Pure, qualvolta non possa ottenersi dalla gerarchia, la procurino sopragerarchicamente, non contragerarchicamente gl'ingegni cattolici, rivestiti della dittatura ideale.
      Questo surrogare l'autorità dell'individuo o dell'opinione a quella della Chiesa, mena dritto allo scisma e alla protesta. E di fatto egli vede in Roma mancare l'armonia dialettica; il temporale nuocere allo spirituale: ne critica il governo civile, senza suggerire come renderlo perfetto; nè certo diverrebbe tale coll'imitar qualsiasi degli odierni. Quanto all'ecclesiastico, vorrebbe entrasse in una fase643 di larghezza teologica, di civiltà, di tolleranza, e molte riforme suggerisce alcune buone, altre insensate come gli eroi di Hugo: dividere i preti in sapienti e operanti, in celibi e no: abolire una quantità di pratiche che fanno perdere il tempo; erigere atenei ecclesiastici, dove e il vescovo e lo Stato istruissero; scegliere alle alte dignità scrittori di opere insigni; disapprova le devozioni e le astinenze, dimenticando che questa vita è preparazione ad una eterna. Così Kant, per paura del misticismo, restringeasi a freddo stoicismo.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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