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      Che importa qual idea uno si formi dell'essenza e attività di Dio, del come il mondo esiste? È l'uomo, che, pensando, fece Iddio, questo nome che designa un'ipotesi: l'umanità è uno spettacolo, di cui lo spettatore compone il dramma. La spontaneità creò i miti, poi le legende; ora la riflessione le riconduce all'arte, e piacesi decomporre queste affettuose illusioni. Che è mai la Bibbia se non una bella poesia orientale?
      I nostri, incapaci di creare, van dietro ai Tedeschi, nei quali le condizioni d'ogni ricerca feconda, cioè ostinazione al lavoro e passione della verità, son guaste da due difetti, cioè presunzione di sè e sprezzo degli altri; onde riescono stitici nell'ammettere le prove di ciò che è, e temerarj nel ricostruire ciò che dovrebb'essere. Per loro la critica, non più ristretta nell'antico senso di esame e valutazione d'opere d'arte, è il titolo d'una classe di filosofi, i quali, sotto il nome di Kant e di Hegel, rinnovano la formola dell'antico nostro Protagora, l'uomo esser la misura del tutto: tutto da lui comincia e in lui finisce: colle sue idee crea il mondo e Dio: colla sua potenza modifica gli esseri, inventa la società e il diritto e la giustizia: le modifica col continuo e indefettibile progresso; non muore mai, ma la materia di cui è composto si organizza in altre forme: non s'investighino le cause: non si dà assoluto: noi non conosciamo che il fenomeno: ogni verità è relativa; non v'è massime ma solo opinioni, le quali si completano mediante le loro antitesi: bando alla metafisica, all'ideale: solo storia e fisica e meri fatti, sui quali dobbiamo non ragionare ma osservare, non aver ammirazione ma curiosità. Non tenere per vero se non ciò ch'è dimostrato dalla tua ragione: di tutto cerca il perchè e il come, e vedrai che nulla vi è sopra della materia, della forma inintelligente.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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