Con questo grido di emancipazione, d'indipendenza, s'accordano le scuole filosofiche nel toglier la distinzione fra il sensibile e il soprasensibile, confondendoli nell'unità della sostanza che tutto fa da sè; nello spiegar l'uomo senza il governo della providenza. V'è chi crede che nessuno mai abusasse tanto della parola quanto Hegel, e la travolgesse al suo senso, avendo dottrine ardite e linguaggio ritenuto, sopprimendo le cose e ritenendo i nomi, pensando altrimenti da noi, e affettando parlar come noi. Egli insegna l'identità del no col sì644, per atto del pensiero crearsi il me ed il non me, e fin la morale e la religione, sicchè l'uomo è Dio a sè, è la legge stessa: società, patria, mondo, devono servire a lui; diritto e dovere più non sono che un calcolo di tornaconto. Di queste dottrine erasi fatto campione il professore Vera, e perciò venne chiamato dal Governo a impiantarle nelle scuole di Milano e di Napoli.
Non crediamo noi a chi ha gran scienza e forte telescopio esistere stelle invisibili? Disapprovando le oziose disquisizioni, il Vico avea detto la filosofia esser data «per intendere il vero e il degno di quel che dee l'uomo in vita operare»; e, a differenza dei tanti, rivolti solo ad esagerare la degradazione, sostenne che «la filosofia, per giovare al genere umano, dee sollevare e reggere l'uomo caduto e debole, non convellergli la natura, nè abbandonarlo nella sua corruzione»645.
E appunto i Tedeschi, applicarono man mano i sistemi delle loro scuole alle origini del cristianesimo, ossia al valore storico de' libri sacri. Il protestantismo per abbattere l'autorità della Chiesa avea cresciuto l'autorità della Scrittura, ma la disarmava isolandola dall'interprete vero: oltre che il canone e l'ispirazione de' libri santi riposano sulla garanzia dell'insegnamento tradizionale.
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