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      «Le opinioni che oggi professo non sono quelle a cui venni educato: nè però si possono attribuire alla forza delle abitudini, o all'effetto di pregiudizj. Ho passato l'adolescenza e la gioventù sotto la disciplina del collegio, o del seminario, la quale trovò sempre in me un allievo non solo docile, ma affezionato e devoto fino allo scrupolo ed alla passione. I miei poveri studj di letteratura, di filosofia, e di teologia non uscirono mai dal cerchio della più pura e gelosa ortodossia romana; i miei prediletti maestri furono i santi, e in capo a tutti Tommaso d'Aquino e Alfonso de' Liguori. Due soli affetti governarono quel periodo della mia vita; lo studio e la pietà: e fino all'età di ventitrè anni, in cui venni ordinato sacerdote, io non ebbi altra occupazione, non gustai altro piacere che la lettura e la preghiera. Dirò tutto in una parola; se non era la prudente fermezza di un padre amatissimo, io sarei entrato, come avea già meco stesso risoluto, nella Compagnia di Gesù, unico instituto dove mi parea più facile di poter saziare la mia brama di sapere con lo studio, e il mio zelo di faticare per Dio colle missioni. Così la primavera della mia vita non conobbe altre gioje che quelle del sacrifizio e del terrore, e non assaggiò altre delizie che quelle dell'orazione e della penitenza. La mia fede avea serbato tutta la semplicità, il candore e l'abbandono dell'infanzia; e sol chi ne ha fatto in sè medesimo l'esperienza può intendere quella misteriosa condizione di un cuore, che a forza di virtù smarrisce la coscienza, per fervore di pietà rinega la ragione, e per amor di Dio volontariamente delira! Ma il sacerdozio fu per me l'alba di una nuova esistenza; e il primo raggio di luce mi balenò alla mente dal confessionale.»
      «Al primo contatto dell'anima mia con la realtà della vita umana; a quella storia di miserie e di dolori, che l'uomo e la donna del popolo venivano a deporre piangendo, tremando, nel mio seno, io cominciai a sentire una repugnanza fra la dottrina morale delle scuole, e la voce intima delle coscienze.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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