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      Indi i primi assalti del dubbio. A tranquillare l'animo mio ripresi adunque lo studio e l'esame de' principi teologici che io avea tenuto sempre in conto di verità eterne ed assolute. Allora per la prima volta io m'avvidi che i miei studi erano stati diretti, non dallo spirito della verità ma da quello di setta; e quando io credeva di averli compiti, m'accôrsi ch'era tempo e faceva mestieri ricominciarli. Non esitai un istante. Un nuovo mondo, ancora in confuso, mi s'apriva allo sguardo; ed un segreto presentimento m'avvertiva, che dietro alle quistioni sulla morale gesuitica sorgevano altre quistioni ben più gravi ed importanti, e sotto i casi di coscienza celavasi tutto il sistema della religione, della scienza, della società e della vita. E non esitai un istante. Quasi per istinto giudicai che la via, per cui mi incamminava, non poteva essere di quelle che guidano agli impieghi, agli onori; ed io incontanente di buon grado rinunciai a quelli che m'erano stati già conferiti; fermai tra me stesso di tenermi in una condizione affatto privata e indipendente...»
      «Ripigliai pertanto il corso de' miei studj; e dalla morale dovetti bentosto passare alla dogmatica; indi alla storia, e di mano mano alla letteratura, alla pedagogia, alla filosofia, alla politica. Questo lavoro, che produsse una rivoluzione profonda e incancellabile in tutto l'essere mio, fu da prima una lotta tremenda contro me stesso, contro le credenze succhiate dal materno seno e attinte da venerato labbro, contro gl'insegnamenti della scuola, contro gli anatemi della Chiesa, contro i solismi dell'amor proprio, contro le seduzioni della paura, lotta che costò lagrime di sangue al mio cuore, il quale la intraprese, la sostenne, la vinse da se solo, nel segreto della coscienza, senz'altro testimonio, consigliere o giudice che Dio; lotta, che ogni giorno ad una ad una mi strappava dall'anima quelle convinzioni, ch'io avea sinora professato con tutto l'entusiasmo d'una fede pura ed illibata, a cui per voto avea consacrato il fiore della mia giovinezza, in cui avea riposto le delizie più care, le illusioni più nobili, le speranze più dolci della mia vita.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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