«Ma dopo aver esaminato le dottrine delle varie scuole cattoliche, mi son rivolto ai principj dei Giansenisti; poi ho consultato i sistemi dei Protestanti, interrogato la filosofia del secolo scorso, ponderato i lavori della critica moderna intorno ai simboli religiosi; e la prima conclusione certa, inconcussa, irrepugnabile, in cui la mente mia trovò il suo punto d'appoggio, fu questa, che il criterio supremo d'ogni verità risiede nella ragione. Stabilito questo principio, la mia emancipazione intellettuale e morale fu compiuta. Con esso pervenni immediatamente alla negazione di ogni ordine sovranaturale, d'ogni teologia positiva, d'ogni autorità teocratica, d'ogni rivelazione divina; esso mi scoprì la legge universale di progresso perpetuo e di transformazione successiva, che dirige la vita del mondo fisico e morale, degli esseri e delle idee, della natura, e della scienza, della civiltà e della religione; e in esso rinvenni quell'armonia dell'intelletto col cuore, che indarno io avea cercato in qualunque altro sistema. Quindi riebbi la pace dell'anima, pace profonda e imperturbabile, che deriva dalla libera contemplazione del vero, dal sentimento della dignità umana dalla conoscenza comechè imperfetta delle leggi dell'universo e dell'umanità, dall'amore disinteressato del bene, dal rispetto spontaneo degli altrui diritti, dall'osservanza volonterosa de' proprj doveri. Così ho sperimentato in me stesso e la vantata felicità del credente, e la pretesa disperazione dell'incredulo; ho provato le consolazioni, e le dolcezze, che ne procura il misticismo, e la filosofia, la Chiesa e l'umanità; E se per giungere a questa meta ho dovuto soffrire, di chi è la colpa? Non è tutta di coloro che pervertono l'intelletto co' pregiudizj, e la coscienza colle superstizioni? Di coloro che sconvolgono la fantasia con lo spettro del demonio e dell'inferno?
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