Si dice, «Son pochi questi dottori». Sì: pochi, ma rumorosi, sostenuti, echeggiati in modo da soffogar i buoni. E se si troverebbe da deplorare un Governo che non si sente bastante autorità per reprimer le teoriche immorali, altro sentimento eccita quando vi appone il suggello dello Stato, quando paga perchè si insegnino nelle Università; cioè costringe la gioventù, se voglia conseguire i gradi accademici, ad abbeverarsi a tali fonti. Basti un'occhiata alle prolusioni de' professori, chiamati a dettare le tante filosofie introdotte dal Mamiani: onde deriva maggior lode a quei pochi che hanno il coraggio d'affrontare la cospirazione degli applausi e de' fischi.
Nel che rivelasi di nuovo il carattere del regno d'Italia, la ostentata nimicizia alla cattolica religione, con quell'ira che, quando non è forte, quando serve ai dominatori del giorno e ad una popolarità di bassa lega, diviene accattabrighe, e non attira che sprezzo. Dichiarata guerra alle istituzioni della Chiesa, e professato volerla affogare nel fango, non bastando l'opprimere si volle anche corrompere, spingendo alla licenza e alla deprevazione; poeti e romanzieri insultarono a Dio, al pudore, alla famiglia, e ottennero denari e decorazioni, applausi e posti, quasi non dissi gloria. Non occorre dire che si volgarizzano subito le produzioni più irreligiose degli stranieri, talvolta aggravandole con note e declamazioni; e non solo il romanzo delle libere pensatrici, ch'è il Renan, all'ipocrito suo sentimentalismo soggiungendo grossolanità irritanti; ma fin la Strega di Michelet, «gran parto dell'umano ingegno», ove si dà colpa alla Chiesa d'aver creato le fatucchiere.
Deplorabile sintomo di debolezza ne' nostri! Perocchè fra tante scritture lanciate dal Moretti di Bergamo, dal siciliano Castiglia, dal veneto De Boni, dal napoletano Petrucelli, dal cremonese Bissolato,... nessuna forse passò i monti; imitatori o plagiarj di Tedeschi, d'Inglesi, massime di Francesi, non capeggiamo fra gli eresiarchi, non possiamo annicchiarci tra le ammirate allucinazioni di Fourrier e Saint-Simon, nè con Neander, Lachman, Schleiermacher, Credner, Weisse, Schotten, Köstlin, Strauss, Wieseler, Reuss, Meyer, Holtzmann, nè tampoco con Pelletan e Quinet; siamo panteisti dietro a Vacherot, critici dietro a Renan, che ci appunta di far predominare l'idea politica659; positivisti dietro a Taine, Comte e Littrè; razionalisti dietro Ewald e Baur; socialisti dietro alle sublimi assurdità di Proudhon.
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