«Per procedere a passi misurati ma sicuri, due cose son di suprema necessità: aver l'aria di colombe ed esser cauti come serpenti; non comunicar mai il segreto ai padri, ai figliuoli, alle donne, e tanto meno al confessore: chi lo facesse, firma il suo decreto di morte.
«Al papa che desideriamo bisogna preparare una generazione degna del regno che fantastichiamo. Ai giovani non dite mai parole empie o impure: per insinuarvi nel tetto domestico, dovete porgervi gravi e morali. Stabilita la vostra reputazione ne' collegi, ne' ginnasj, nelle Università, fate che i giovani desiderino i vostri colloquj; favellate dell'antico splendore di Roma papale. In fondo al cuor dell'Italiano v'è sempre una ribrama della Roma repubblicana. Confondete abilmente questi due ricordi; riscaldate queste nature, gonfie di boria patriotica; offrite loro in segreto libri inoffensivi, poesie scintillanti di nazionalità; e poco a poco elevateli al bollore necessario.
«Gli avvenimenti che s'accelerano troppo pel nostro desiderio, meneranno fra poco un'intervenzione armata dell'Austria. V'è de' pazzi che alla spensierata avventano gli altri ne' pericoli, eppure i cosiffatti trascinano anche i savj. La rivoluzione che si medita non riuscirà che a disastri e proscrizioni; nè gli uomini nè le cose son maturi, nè lo saranno per un pezzo: ma potremo trarne una nuova corda da far vibrare nel cuore del giovane clero; l'odio allo straniero. Rendete ridicolo e odioso il Tedesco; all'idea della supremazia papale mescete sempre i ricordi della guerra del sacerdozio coll'impero; resuscitate le fazioni de' Guelfi e Ghibellini, e procacciatevi così la reputazione di buon cattolico e puro patrioto, colla quale penetrerete fra il giovane clero e ne' conventi. Quel giovane clero fra pochi anni occuperà i posti; governerà, amministrerà, giudicherà, dovrà eleggere il pontefice; e questo, come gli altri contemporanei, sarà imbevuto di principj italiani e umanitarj.
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