Da sconfitta in isconfitta s'arriva alla vittoria. Occhio però sempre su quanto accade a Roma. Screditate il pretume con tutti i mezzi; fate al centro della cattolicità quel che alle ale noi tutti facciamo, individualmente o in corpo. Agitate; agitate la piazza con motivo o senza, ma agitate; qui sta la riuscita. La cospirazione meglio ordita è quella che più si muove, e che compromette più persone. Abbiate martiri: abbiate vittime; troveremo sempre chi sappia darvi i colori necessarj».
Vedasi se avessero ragione i pontefici di sgomentarsi a tali preparativi, e vigilare meglio dei re, i quali non aveano nè il coraggio di distruggere, nè la franchezza d'accettare le società segrete. Pio VII, il 13 settembre 1821 ripetè contro la Carboneria le condanne de' suoi predecessori, rivelandone gli errori e le trame, disapprovando altamente il giuramento di segreto assoluto, che proferivasi a modo degli antichi Priscillianisti; ma principalmente la licenza di formarsi ciascuno una religione a suo grado, il profanare nelle cerimonie la passione di Gesù Cristo e i ministeri e i sacramenti, e il proposito di rovesciar la cattedra apostolica. In fatto il giurar di obbedire ciecamente a un archimandrita può mai farsi non dico da un cristiano, ma da un leale amatore di libertà? Chi è legato a un giuramento diverso, come potrà adempiere lealmente i doveri d'impiegato, di maestro, di giudice, di giurato, di deputato?
Leone XII di nuovo sentenziò le società secrete; poi Pio VIII il 24 maggio 1829, quando erano all'apogeo, tornò a battere «quei baluardi dietro cui si afforzano l'empietà e la corruzione». Sopra l'altre indicava «quella formatasi testè per corrompere la gioventù ne' ginnasj e ne' licei. Sapendo i precetti de' maestri esser efficacissimi a formar il cuore e lo spirito, adoprasi ogni astuzia per dare alla gioventù maestri depravati, che la conducano nei sentieri di Baal; onde i giovani sono portati a tal licenza, che, scosso ogni timore della religione, bandita la regola de' costumi, sprezzate le sane dottrine, calpesti i diritti d'entrambe le podestà, non arrossano più d'alcun disordine, d'alcun errore, d'alcun attentato».
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