Ivi subito si apersero molte loggie massoniche, le quali cercarono influenza col fondarne di filiali ne' paesi ancora quieti, mezzi morali per quella che taluno chiamò onesta cospirazione. Dopo falliti i sanguinarj tentativi del 1853, lo sbigottimento delle sette assassine ajutò anche nelle Romagne il costituirsi del partito piemontese, dal quale derivarono molte insurrezioni parziali. Mentre fin allora le loggie nostrali dipendevano dal grand'oriente francese, allora se ne formò a Torino una indipendente, l'Ausonia, di cui primo venerabile fu l'ottagenario Filippo del Pino. Molte altre se ne eressero, poichè, vulgarizzatesi anch'esse al par d'ogn'altra cosa, non sono più, come nell'età precedente, un'eccezione, il divertimento di pochi gaudenti; e la tendenza del nostro secolo a ripristinare le associazioni che i principj dell'89 aveano distrutte, fe dilatare la massoneria. La sua azione manifestossi non solo nelle elezioni, nelle nomine ad impieghi, nella scelta de' ministri, ma nelle congiure e nelle battaglie; di qui i premj o l'infamia, di qui le notizie ai giornali, e l'efficacia del Cavour che n'era granmaestro, e il diroccamento di patria, famiglia, troni per la sola ragione che bisogna esser più forti. Nè si appone al falso chi crede che delle cose politiche l'indirizzo resti in mano della sètta672; e al ministro d'una grande potenza che «in nome delle esigenze della società moderna» chiedeagli fosse restituito a' suoi parenti ebrei il giovinetto Mortara, il quale spontaneamente avea domandato di venire alla nostra Chiesa, Pio IX rispose: «Quella che voi chiamate società moderna è la framassoneria». Allorquando fu chiamato in Italia l'esercito francese, le sètte intesero che una gran parte del loro programma religioso e politico andava a compirsi; e i varj gruppi si strinsero nella massoneria.
| |
Romagne Torino Ausonia Filippo Pino Cavour Mortara Chiesa Pio IX Italia
|