Ma dove questa ostilità si scopre senza reticenze è nella più segnalata personificazione della rivoluzione italiana e la più sincera così ne' fatti come ne' concetti. Giuseppe Garibaldi nizzardo, elevatosi coll'ostinazione de' suoi propositi fra gente meticolosa e fiacca, e con un disinteresse che, a petto all'ambizione e all'avidità degli altri caporioni, fu giudicato miracoloso come le imprese sue da coloro che i miracoli sbeffeggiano; con un'attività che ha bisogno d'esercitarsi qui o fuori, per la patria o per gli estranei, parve attribuirsi la missione speciale d'abbattere il papato. Vi si adoperò colle armi nel 1849, ma respinto da Roma, respintone di nuovo con una fucilata nel 1862, non per questo cessò di gridare contro il cattolicismo e il sacerdozio, zelando un culto solo, quel della santa carabina: alle donne milanesi raccomandava la tenessero appesa al capoletto: il giorno dell'inaugurazione dei tiri a segno fosse surrogato alla festa della natività di Maria; i villani vadan se vogliono a messa, ma adorino la santa carabina.
Non potendosi in lui supporre le artefatte menzogne de' giornalisti, bisogna ritenerlo di buona fede quando attribuisce alla Chiesa quanto di male e d'odioso avviene: furono i preti che vendettero Nizza: furono trame d'ecclesiastici che procurarono le vergogne di Custoza e di Lissa: ai frati sono dovute l'insurrezione di Palermo, questa oscena sconcordia d'Italia, l'odierna voragine delle finanze, fin i disastri naturali che aggravano le sventure d'un popolo, abbeverato d'odio dai giornalisti, e che anima e salute consuma in desiderj e decezioni. Dal quale staccandosi, egli uom del popolo, per iscusare o assecondare i dominanti, concentra ogni ira contro la santa bottega, contro il cancro, contro il verme, la tabe, la rogna d'Italia: incita a dar l'ultimo calcio alla canaglia che la infesta, a rovesciar nella polve quel tabernacolo d'idolatria e d'impostura che s'attraversa in ogni modo e in tutte le vie al progresso umano, quella religione del prete che divide la famiglia umana, e ne condanna la maggior parte a perdizione eterna.
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