I triumviri a Roma pubblicavano al 27 aprile 1849 che «la vita e le facoltà dell'uomo appartengono di diritto alla società ed al paese nel quale la Providenza lo ha posto»; a Napoli il medico Renzi recita l'apoteosi di Agesilao Milano e il senatore Imbriani ne fa l'epitafio685: Cavour asserisce che colla verità non si governa: perfin l'Azeglio, nel proclama 11 luglio 1859 ai Bolognesi, diceva che «Iddio fece l'uomo libero delle proprie opinioni, sieno politiche o religiose». Qual meraviglia se i socialisti crescono a dispetto del senso universale, e in grazia de' terrori che spargono contro la politica cristiana?
L'immoralità mena al culto della forza, e questa surrogasi man mano che la Chiesa si restringe. Sit fortitudo lex justitiæ: chi è debole non è nulla; gli Stati si valutano dal numero de' soldati; il merito consiste nel riuscire; il fine giustifica i mezzi: interessi e scienza s'accordano a veder la religione come un ostacolo alla sovversione sociale, dunque si distrugga; ciò che sa d'ideale ripugna alla critica come principio di condotta, dunque si elimini: il giusto è di rafaccio col suo esempio, dunque si opprima; il diritto sia rappresentato dall'esito; la coscienza dall'utile. Che storia? che convenzioni? che trattati? idee antediluviane. Colla fede periscono la libertà e dignità dello spirito: abolito il creatore nella natura, la providenza negli eventi, non rimane più vita intellettuale spegnendosi la ragione; non vita morale obliterandosi la coscienza; non dignità politica in situazioni false da cui non possono uscire che situazioni disastrose; non gioja schietta inaridendosi il cuore nel mesto spettacolo della morte dell'Eterno686.
In questo ontoso trionfo de' sofisti e de' violenti, dove il vero vinto è il buonsenso, vedrà altri le cause delle miserie odierne, delle applaudite iniquità internazionali, dell'indifferenza a mali veri per culto a frasi abbaglianti.
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