Le sue lettere a una protestante sono calzanti; come belle le ultime prove di temperar colla fede così la libertà civile come l'autorità sovrana, di librare la ragion filosofica colla cattolica; al qual uopo portò anche sul pergamo l'esposizione dottrinale del dogma.
Mentre i razionalisti dicono «La ragione è tutto», e i tradizionalisti «La ragione è nulla», noi diciamo «La fede e la ragione si scontrano nella verità» e su ciò fondasi la dottrina di Antonio Rosmini roveretano (1797-1855) che vuol elevare il mondo della scienza e della verità sulle ruine della sofistica e della menzogna. Pose egli innata l'idea dell'essere possibile, che poi accostò all'ente reale, svolgendola in tutta la comprensione e le forme, e repudiando quelli che trascurano i vincoli, per cui tutti gli enti sono connessi fra loro. Teologo al tempo stesso che argutissimo dialettico ed eminente filosofo, trattò le quistioni più scabrose e sottili, e se per quelle della coscienza fu denunziato alla Congregazione dell'Indice, ebbe la gloria d'uscirne senza taccia, a gran conforto della numerosa schiera de' suoi seguaci702. La sua Teosofia comparsa postuma fu giudicata l'opera più poderosa che si leggesse dopo san Tommaso. Di specchiata virtù e sincera fede, dalle eminenti speculazioni scendeva alle più minute pratiche della vita e della pietà; istituì i sacerdoti della Carità per l'esercizio d'ogni opera utile al prossimo, e le suore della Provvidenza per istruire fanciulle. In giorni procellosi pubblicò le Cinque Piaghe della Chiesa, ch'erano, la separazione del popolo dal clero nel pubblico culto, l'insufficiente educazione del clero inferiore, la disunione dei vescovi, la nomina di questi lasciata al poter laicale, la servitù de' beni ecclesiastici. L'acerbità di qualche espressione e la inopportunità coi tempi fecero censurare quest'opera, e l'autore vi si sottopose docilmente.
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