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      Quando mai Cristo fu tanto esposto agli sputacchi della frenesia patrizia, della ricca plebe, della ciurma scrivente? I principi che un tempo tormentavano il papa in secreto, ora l'assalgono apertamente, volendo esser Attila piuttosto che Carlomagno, e gli impongono urlando di benedirli. La nazione più non fa risalir al cielo le sue prosperità e le sue sventure, nè la preghiera attraversa più le lacrime di questa valle per salire a Dio. Non credendo che in sè, bisogna giungere a non obbedire che a sè, non preoccuparsi che de' bisogni fisici, degli appetiti sensuali; non cercar l'intelligenza che per far crescere i bisogni, ed eccitare a nuovi godimenti.
      Ebbene! se un cristiano alza la voce, e denunzia questa rinnovata barbarie alla pubblica coscienza, se una libera voce ne avverte i fedeli, perchè dovrebbero esserne maledetti? Perchè scandolezzarsi quando il papa e i vescovi si lagnano di tante ingiustizie; quando proclamano che la società non dev'essere abbandonata all'arbitrio di una persona o d'un parlamento: quando fra tanti disastri fisici compiangono i morali? Presto si arriva a praticare i vizj che si cessa di biasimare, e la Chiesa che ordina i fedeli al vero e al giusto, come può non protestare contro la falsità e l'ingiustizia, contro gli errori del pensiero che possono recar sì gravi disastri? Essa vuole l'inviolabilità del diritto e del giuramento, la riverenza al potere, anzichè la rivoluzione, la quale nasce dall'egoismo che fa preferire la volontà, gl'interessi, la gloria propria all'altrui, e per rivendicarli conculcare i diritti del prossimo. Dottrine contrarie corrompono; la santa sede, guardiana delle massime sociali, non deve premunire? Essa che fa predominare l'idea sopra i fatti, può non condannare la dottrina de' fatti compiuti, la sovranità del fine, l'egoismo del non intervento, la legittimità del pugnale, l'onnipotenza del numero, la ribellione come unico rimedio al despotismo elevato sulla base della democrazia?


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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