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      Parimenti nel sillabo è difesa la ragione dai sofismi dell'identità de' contrarj; è frenata quell'esorbitanza che giunge fino all'onnipotente nulla di Feuerbach, fino a negar tutto, anche la fede. Pure molti tennero ancora la filosofia in discredito; riguardando la ragione come non affatto accecata dalla primitiva caduta, ma sì poco veggente che nulla può aspettarsi da ciò ch'ella insegni. I savj non negano la competenza della ragione nelle quistioni di cause prime e cause finali; la rivelazione stessa presuppone una serie di certezze razionali, senza di cui non si può nè stabilir la fede nè renderne conto.
      Quando, dopo la rivoluzione del 1830, a Parigi pubblicavasi con buone intenzioni l'Avenir, che proclamava la libertà dei culti e la segregazione della Chiesa dallo Stato, Roma dichiarò che tali dottrine non possono essere presentate da un cattolico come un bene desiderabile, sebbene in alcune eventualità la prudenza esiga di tollerare pel minor male. Chi applaudirebbe all'indifferentismo delle leggi fra il vero e il falso? l'irresponsabilità716 morale dell'errore come si concilia colla morale obbligazione di cercar il vero? Pure, se male è l'errore, può non esser male la legge che lo tollera. Il soffrire gli acattolici, come Dio fa levare il sole anche sopra l'empio, è prudenza civile, e Roma vi si conforma. Oggi gli Stati ammettono che ciascuno professi la sua religione con egual libertà, ed ottenga l'egual protezione pel suo culto. Ne deriva maggior unità nel corpo sociale, perchè tutti gli abitanti d'un paese, qualunque ne siano le credenze, son più interamente cittadini della stessa patria; e la religione cattolica, cui virtù prima è la carità, accetta questa condizione, massime dove il dissenso è già entrato, perocchè dove tutti i cittadini fossero unanimi nel vero, neppur bene relativo sarebbe il seminar lo scandalo e la discordia.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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