Altro però è l'ordine civile e temporale, altro lo spirituale e religioso; tutte le credenze religiose restino eguali avanti alla legge, ma non avanti alla verità, e il papa condannando l'indifferentismo, fa distinzione tra la verità dottrinale e la possibilità pratica. Una volta l'infedele, lo scomunicato era un ente maledetto, con cui non doveasi cambiare parola: ora Gregorio XVI ricevette affettuosamente il capo della Chiesa rutena, persecutore accannito della nostra: ma non per questo si deve imporre come norma di civiltà l'anarchia delle intelligenze, nè le necessità relative trasformare in pratiche assolute.
Il dichiarare che uno può giungere a salute in qualunque credenza purchè osservi le leggi morali, e che ogni culto sia buono, è tolleranza che la religione cattolica non può accettare, come il geometra non accetterebbe che un quadrato possa esser il doppio d'un altro, come le accademie repudiano chi propone il moto perpetuo, la quadratura del circolo, la trisezione dell'angolo. L'uomo non ha l'arbitrio di credere quel che vuole, bensì il dovere di credere la verità, e il diritto di giungervi per mezzo della persuasione, non mai della violenza. Non è una strada su cui, partendo da due estremi, si possa incontrarsi a mezzo: la verità è indivisibile, nè si può abbandonarne una parte: suo carattere costitutivo è l'esser una, immutabile, universale, indefettibile, e di generar la certezza. Non può dunque transigere coll'errore, nè riconoscer il diritto di professarlo, o accettare gli acconcimi chimerici e funesti che altri gli propone nel solo scopo d'inimicarle l'opinione plebea. Con ciò la Chiesa non s'arroga di giudicar le coscienze o accorciare la misericordia di Dio: nè esclude dalla salute quelli che stanno incolpabilmente nell'errore, oppure quanto all'arcane disposizioni dell'animo e della Grazia ponno appartenere tuttavia al regno interiore di Dio e alla Chiesa spirituale, che accoglie in seno molti figliuoli non appartenenti alla sua comunione esteriore.
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