Essa protesta contro lo spirito del secolo, tutto spedienti, freddo calcolo di utilità, ingordigia di guadagno, e vuol che non credasi costretta a riconciliarsi coi vantati progressi, bensì che essi si riconciliino col vangelo; che almeno ne' paesi liberi non si imponga alla Chiesa di stare separata dallo Stato; nè che l'autorità derivi dalla maggioranza delle teste, nè che il fine giustifichi i mezzi, che la ingiustizia fortunata abolisca la santità del diritto.
No: il cristianesimo non è un ascetismo, che deva tenersi lontano da quanto si riferisce all'umano consorzio; esso è idea e vita, sistema e spirito; e perciò è ingiustizia il segregarlo dallo Stato. Chi ammetta che la Chiesa possiede essa sola la verità, e con questa i più puri principj di giustizia, di saviezza e di tutte le virtù sociali, deve pur credere che una società diretta da essa sarebbe, anche nell'ordine temporale, la più perfetta e felice, e perciò la più desiderabile, sebben non sempre possibile.
È artifizio della rivoluzione (lo ripetemmo) l'impadronirsi di alcune idee dell'epoca, vantarsene inventrice, e volerle impiantare in onta all'ordine. Così fece la Riforma; così la rivoluzione d'adesso, col gridare alto le idee dell'89, la fratellanza, la libertà, l'eguaglianza in faccia alla legge, i poteri elettivi, i governi parlamentari, i congressi, tutti concetti che la società cristiana possedeva già, e che mai non ha repudiato; essa che ha il vangelo per statuto, l'elezione per applicarlo. Se alcuni si sbigottiscono di questa vertigine del mutare, del sovvertire, del rinnegare il passato, e si angustiano nello scrupoloso ribrezzo d'ogni novità, v'è cattolici che lealmente accettano le istituzioni moderne, che rassegnandosi alla necessità degli scandali, confidano nel progresso providenziale; avendo sempre visto la Chiesa camminar alla testa della civiltà per rialzare tutto, tutto salvare, tutto unire.
| |
Chiesa Stato Stato Chiesa Riforma Chiesa
|