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      DISCORSO LVIII
     
      CONCHIUSIONE.
     
      Ammirasi in questo momento all'Esposizione universale di Parigi il quadro, ove Kaulbach rappresentò il tempo della Riforma (Das Zeitalter der Reformation). Vi grandeggia nel mezzo Lutero, che nelle braccia elevate mostra aperta la Bibbia, volendo dar a intendere che da lui derivassero o rilevassero tutti i grandi che attorno gli stanno aggruppati. Poco badando all'unità di tempo, son fra questi Abelardo, Dante, Petrarca, non meno che Shakspeare, Cervantes, Galileo, Gustavo Adolfo; a tacere i novatori de' varj paesi, vi compajono Erasmo, Reuclino, Pico, il Machiavello, Nicola di Cusa; fra gli artisti non solo Durer, ma Rafaello, Leonardo, Michelangelo; e Guttenberg inventore della stampa, e Colombo scopritore del nuovo mondo, e Bacone autore del Nuovo Organo, e Harvey e Vesalio innovatori dell'anatomia, e Copernico e Keplero legislatori dei moti celesti, e i più insigni re e i maggiori capitani e statisti.
      Il quadro presenta ad una sola occhiata quello a che molti s'industriarono, il confondere l'insigne movimento della rinascenza colla protesta anticattolica; e chi vi guarda coll'irriflessiva curiosità odierna si persuade che tanti eletti ingegni nascessero dalla Riforma o per essa o con essa, talchè ella segni l'apogeo dell'intelligenza umana.
      Noi in tutta quest'opera c'ingegnammo di discernere questi due fatti, i quali, se sono ben distinti negli altri paesi, possono dirsi opposti nel nostro, dove splendidissima rifulgeva la civiltà allorchè il cammino vigoroso e unanime ne fu o riciso o sviato dallo scindersi la cristianità in due campi ostili, e dal cessare Roma d'essere la capitale di tutto il mondo civile, e l'unica educatrice dell'incivile.
      Nè minore ingiustizia appare in coloro, che delle sventure piombate sulla patria nostra accagionano l'essersi ella conservata coi papi; e al paragone di lei esaltano le nazioni, fra cui rimasero appena conoscibili vestigia della grande unità cristiana, che formava un giorno la gloria dell'Europa722.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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