Il protestantesimo, appoggiandosi solo all'individuo, accentrando ogni potere objettivo nell'io umano, reputando se stesso autorità suprema ed assoluta, cioè principio, legge, fine d'ogni istituzione, porta la morale autonoma nella volontà, l'autonomo pensiero nell'intelligenza, nell'arte, nel raziocinio, nell'economia, nella politica. Gli è perciò che gli apologisti cattolici combatterono sempre più quel sofisma fondamentale della Riforma, che è la negazione assoluta e universale dell'autorità, sia nell'ordine ideale, sia nel reale.
Nell'immenso scompiglio cagionato da una rivoluzione che presuntuosamente posò infiniti problemi, e forse neppur uno ne sciolse; quando un esecrabile jeri fa tremare d'uno spaventoso domani, il cattolicismo rimane grandioso rappresentante dell'autorità, in cui si conciliano la ragione e la fede, la stabilità e il progresso. E viepiù sentesi il bisogno di tornarvi, perchè l'obbedienza, quando non è figlia dell'affezione, è madre del rancore, e perchè al fine si trova che, anche agli occhi della logica, la sola autorità avea ragione. Perocchè chi dico cattolico sa che cosa esprime; mentre chi dice «Io son protestante» fa una negazione, come chi dicesse «Io non sono cinese». Il Cattolico non crede una cosa se non quando s'accertò che è rivelata da Dio, e mentre alcuni dicono «Il tal maestro insegna», ed altri «Maestro mio son io», egli ripete col Vangelo: Magister vester unus est Christus724. Così tiene un complesso di verità, una traccia sicura di condotta; in tempo che interessi e passioni rendono difficile il pensar giusto quanto l'operar giusto, s'appoggia ad un'autorità infallibile: non foss'altro, colla sommessione alla Chiesa si sottrae al mostruoso procedere di tanti che abusano della ragione per isragionare, alle follie che s'annicchiano in quel vuoto che il disparir della religione lasciò all'ostentazione d'un interesse pubblico, tutto a danno delle classi più amorevoli.
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