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      Eppure la crisi maggiore, l'eresia più funesta non sono le persecuzioni, il parlamento, i ministri: a questi flagelli la Chiesa è avvezza da Nerone a Napoleone, da Simon Mago a Renan, da Eutropio a Cavour. Chi piantò la forca per san Pietro pose le fondamenta del Vaticano. Gli attacchi stimolano a nuova energia; la persecuzione infervora lo zelo, obbliga allo studio, al riserbo, alla moralità. Pericolo maggiore che l'ostilità organizzata sono il silenzio, la noncuranza, il «Che cos'importa?» L'uomo di moda non contesta la nostra fede; ci perdona, ci compatisce d'averla, ma non badasi a dissuadercene, a confutare, neppur ad ascoltare le nostre ragioni; nè noi possiamo convincerlo, perocchè non discute, non ammette, non nega; ossia, negando tutto, si dà aria di nulla negare; ha ben altro di che occuparsi! Questi gran savj non odiano, non bestemmiano: si crogiolano nell'indifferenza; Cristo può esserci o no; è facoltativo; dei sacramenti e del papa che ci cale? Giovincelli che non hanno mai pensato, ripetono quel che intesero dire, la scienza aver distrutto la religione; e questo disprezzo, sofisma del cuore, dispensa dalla riflessione, dallo studio.
      A siffatti s'aggreggiano anche buoni cattolici, che credonsi chiamati, non curano d'essere eletti: che cresciuti nella religione de' loro padri, non la repudiarono mai, professano il credo, ammettono dalla divinità di Cristo fino ai capelli di santa Filomena, ma non se ne brigano, ma operano come se nulla ne fosse: fede morta: ortodossia venuta da pigrizia, contro della quale già tonava Dante:
     
      Considerate la vostra semenza:
      Fatti non foste a viver come bruti,
      Ma per seguir virtude e conoscenza725.
     
      A questa atonia, a questa diatesi astenica bisogna opporre l'azione, il fervore, la dottrina; poichè è poco onore subir il male che si sente e non fare ogni sforzo per guarirne; è duopo esaminar il pericolo ed armarsi alla difesa, invece di crogiolarsi a maledire il secolo come ministro d'opera infame e satanica.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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