Pagina (782/895)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

     
      Una delle prime cause del male è il poco studiare e praticare la disciplina ecclesiastica, onde ben predicava Vincenzo Di Paolo, che «è colpa de' preti se le eresie prevalsero, e se l'ignoranza troneggia fra i poveri popoli». Per verità pessimi nemici della Chiesa sono i sacerdoti che non intendendo la propria vocazione, nè sapendo di che spirito siano726, amano se stessi anzichè le anime; confidano negli uomini anzichè nella virtù; e la storia mostra sempre alla decadenza del sacerdozio tenere appresso gravi crisi della società cristiana.
      Se il clero del secolo passato, ossequioso alla podestà che lo vilipendeva, transigendo coi filosofi che lo flagellavano, per omaggio all'ora presente vilipese l'ora passata, oggi invece rimbalzò sotto i colpi, e chiarì che si può essere nobilmente liberale, eppure irremovibilmente cattolico; inseparati dal pontefice, eppure obbedienti al magistrato; soffrir tutto senza mancare al proprio dovere, nè smentire o palliare le proprie convinzioni.
      Per far accettare da un'età tutta indipendenza, un'autorità che parla e deve esser creduta, che ordina e vuol essere obbedita; per serbare la dignità del sacerdote che non la deve se non al suo carattere; che davanti a tutti si batte il petto confessando d'aver peccato assai, eppure giovane e povero vede il vecchio, il magistrato, il sapiente, piegarsegli davanti per accusarsi e chiedere d'essere riconciliato, il miglior mezzo, l'argomento più decisivo è il praticar le virtù del proprio stato. Così la dottrina si traduce in azione, come l'errore si confonde col vizio.
      Il progresso d'oggi non è più quel della rivoluzione della quale affetta osservare i principj: è rivoluzione non più religiosa che sociale, e aspira alla totale emancipazione da ogni potere costituito, sia politico sia religioso; a sopprimere ogni senso di venerazione.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





Vincenzo Di Paolo Chiesa