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      In mezzo di una società smidollata dalla sensualità, barcollante nel vuoto delle credenze, impregnata di dubbj e di beffa, dai giornali inebbriata di declamazioni e di sofismi, quando l'assolutismo amministrativo sfibra gli animi; nè lascia muoversi che sotto l'impulso del Governo; quando l'insaziabile aspirazione a felicità superne si soffoga nella sazietà di piaceri e ricchezze e nell'organizzazione dei cinque sensi; quando l'arte si raffina nel render popolare l'irreligione; quando ogni tradizione è negata dal capriccio dell'idea personale o affogata nella vertigine di novità; quando la filosofia dichiara inimicizia alla religione, le leggi alla proprietà, la letteratura alla famiglia, è impossibile impedire al dubbio di nascere, alla ragione di esercitarsi sulla fede. È impossibile arrestare il pensiero nel suo precipizio quando la fede religiosa è estinta nel dubbio o nello scherno, quando gli scettici abbattono fin ciò che costituisce il fondo della nostra ragione; quando da tutte parti si acclama che questa ubbriachezza è trionfo della libertà sull'assolutismo, dello spirito sulla materia, del bene sul male. Or che, come la società civile, così la religiosa subisce un gran mutamento, ed è minacciata sì nell'attuazione esterna, sì nelle credenze, si parlerà di fare come nel buon tempo antico? Ma se le verità sono eterne, varia secondo i tempi l'amministrazione loro e il modo di distribuirle. La fede del carbonaro è buona e invidiabile nel semplice credente, ma per coloro che sono stati posti sentinella d'Israele, apresi un'arena, ove combattere ogni giorno e con tutte le armi l'ignoranza e il sofisma.
      La Chiesa ponendo come fine dell'uomo il conoscere Iddio per amarlo e servirlo, ci obbligò a coltivare l'intelligenza. Nè la religione può essere solo una poesia, un affetto; vuol conoscere ciò che crede, vuol essere principio d'azione, sforzo di virtù personale e sociale, fondata sopra la verità che rischiara l'uomo pel suo dovere, additandogli la sua destinazione.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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