Chi veda in qual modo siano trattati i buoni da scrittori ingordi d'abjezione, che armano cittadini contro cittadini, tanto più sfacciati perchè i Cattolici non vi oppongono la bocca d'una pistola; chi oda tutto ciò ch'è cattivo chiamarsi cattolico; chiamarsi ragione e gloria tutto ciò che vi contraddice, e strapparsi l'aureola alla Chiesa, al papa, a tutto quanto è grande, inculcando così il disprezzo d'ogni autorità, e preparando lo sterminio della società, dovrà giudicar severamente i nostri se talvolta s'irritano? Ma tanto più domandiamo la moderazione da quei pochi che, nell'età infausta, continuano ad osservare, riflettere, preparare; che cercano la verità indipendentemente dall'utile che ne deriva; che sanno resistere alle minaccie, alle seduzioni e fin alla più lusinghiera di tutte, la popolarità.
Tutte le filosofie che montano se non conducono al bene? e il bene come trovarlo fuor della sua fonte? Le verità morali pajono così comuni, che sia pedantesco il ripeterle: ma pur troppo son dimenticate, sicchè giova l'insistere su di esse fino alla noja. Un tempo il pensier primo era Dio, poi l'anima, infine il corpo. Ora tutto si dà ai soli interessi materiali; se prima faceasi l'esame di coscienza, ora si fa il bilancio: se qualche volta si pensa alla religione, non la si vuole più universale o nazionale, ma domestica; un'ipotesi qual compie ad ognuno di formarsela: e il dileguarsi del gusto delle cose superne si cerca mascherare col dare finezza e solidità maggiore al senso morale, quasi questo possa sussistere anche toltogli l'appoggio delle credenze morali. «Basta esser onesto: che bisogno di Dio?» ripetono, dando per novità idee vecchissime; e così, separano la ragione speculativa dalla ragion pratica, l'idea del bene da Dio che n'è la sorgente: e cavando la morale fuori della teodicea, la vogliono fuori anche della metafisica, e la chiamano indipendente!
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