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      Ecco venti anni che l'Italia è avvoltolata nel turbine della rivoluzione, dove, come fu detto alla tribuna francese il 15 aprile 1865, si considerò progresso soltanto l'insurrezione o spontanea o spinta, e dietro ad essa rovesciar un Governo e chiamarne un nuovo; dove si generò dapertutto sorda resistenza, acrimonia diffidente, indefinita scontentezza: dove offuscate le nozioni di giustizia e diritto, posti in pericolo tutti i miglioramenti; dove l'incertezza del domani, e il diffidare di tutte le cose e di tutte le persone turbano ogni godimento. Il gran problema non è l'unità o la federazione, la monarchia o la repubblica, la tirannide principesca o la popolare, nè tampoco l'indipendenza o la servitù: bensì se l'uomo e la società devano esser regolati dall'autorità o dalla forza, dalla Chiesa o dalla rivoluzione, dal capriccio umano o dalla provvidenza divina; se norma degli atti, criterio delle risoluzioni devano essere i principj del 89, le dicerie parlamentari, i minacciosi vaniloquj de' giornali, oppure le eterne norme del decalogo, i precetti della Chiesa, le verità interpretate da chi ha la certezza di non errare.
      Lo scherno scalza le credenze, ma non distrugge il bisogno di credere; e il sentimento religioso è talmente insito nella natura umana, che durerebbe anche quando sparissero i simboli e le istituzioni che gli servono d'espressione e d'appoggio. Nè il senso comune non si spegne mai in tutti, ma può indebolirsi in una società particolare; e ciò è peggio che non l'errore metafisico. Pure non convien disperare, giacchè è difficile trarre un'intera generazione sotto l'impero della falsità; e quando infuria la procella il navigante domanda la sua direzione agli astri, non ai marosi.
      Che se pure le minaccie odierne si compiranno, e v'avrà interruzione nel regno visibile di Dio, per provare che l'unità non deriva da possessi terreni da grandezza nel mondo729, noi sappiamo che la redenzione è mistero d'amore e di misericordia, e Dio, come sul Calvario, permette l'ingiustizia affinchè i frutti di essa facciano ravvedere l'uomo.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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