Č una delle scoperte pił disputate oggi, e delle pił interessanti qualora ne fosse men dubbia l'autenticitą, quella delle poesie di Aldobrando da Siena, che, nato nel 1112 e morto nel 1186, scriveva gią in pretto italiano. Anch'egli lancia dei versi contro Arnaldo, poichč in una canzone ove celebra i tempi della lega lombarda, e un non sappiamo quale illustre personaggio di Siena, loda questo dall'aver distolto i cittadini dalle colui eresie.
Or del fellon Arnaldo gią vicinaPrevedeste la ruina,
E manti (molti) pur toglieste all'infernaleSentina d'onni male
Che 'l folle fra le fiamme, ahi membranze,
Tutte purgņ fallanze.
Al qual proposito il signor Grottanelli emenda le molte inesattezze degli storici e romanzieri intorno al luogo ove fu arrestato Arnaldo. Fu alle Briccole, sulla strada per Roma, a dieci leghe da Siena. I visconti del vicino castello di Campiglio lo tolsero di mano al maestro ospitaliero, e lo venerarono: ma Federico Barbarossa li costrinse a darlo a lui, che lo consegnņ al prefetto di Roma perchč lo giustiziasse.
Pag. 99, alla nota 1, aggiungi:
apud Dom Bouquet, T. x, p. 23.
Alla nota 9 in fine, aggiungi:
Dal Muratori (Ant. męd. ęv. Diss. LX) č citato un trattato inedito, Magistri G pergamensis contra Catharos et Passagios, che potrebbe esser del Guala vescovo di Bergamo.
Pag. 114, aggiungi:
Dopo l'opera nostra, fu pubblicato a Perugia un opuscolo, col titolo I Guglielmiti del secolo XIII; una pagina della storia milanese documentata dal d. Andrea Ogniben veronese medico militare. Prima edizione, volume unico: e sono 130 pagine. Tanto per fare secondo i tempi, vorrebbe l'autore scorgere in quel processo un movente politico che appena adombra, ma principalmente dimostrare che la Guglielmina fu una santa donna, e i processati tanti allucinati, mossi in parte da furore erotico, in parte da manģa religiosa, riscaldata dalle quistioni che allora si agitavano sulla grazia efficace (?), sullo stato delle anime avanti il giudizio, sulla rovinosa teoria del libero arbitrio (sic e pił sotto la dice fatale teoria) per cui «nel solo ducato di Milano (sic) vi aveano allora ben tredici sette di religione». Di questa teomania trova egli esempj dove vuole, e dice che «il filosofo ed il psicologo, squarciando il velo misterioso d'una fede imposta alle menti umane dal despotismo sacerdotale, ci mostrano chiaramente l'origine umana d'una religione tutta amore e santitą». Col che vuol far intendere che Cristo era un delirante, come erano «evidenti manie sensoriali quelle del Rapito di Patmos»; e visionarj i fondatori degli Ordini religiosi.
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