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      Veda ogni cattolico se questi siano argomenti valevoli a segregar uno dalla nostra unità.
     
     
     
      Pag. 183.
     
      Meritava qualche maggior discorso questo Matteo Palmieri. Come ambasciadore della repubblica fiorentina, accompagnando Alfonso re di Napoli a Cuma, finge che la Sibilla lo conduca ai Campi Elisi; e, seguendo un'opinione di Origene, figura che le anime nostre siano gli angeli che non si ribellarono al Dio, ma stettero indifferenti, sicchè Iddio le prova in questo mondo, finchè dopo molto errare, tornino alla città di vita.
      Sono tre canti in terzine; non furono mai stampati, ma rumor grande se ne levò. Il Tritemio, il Genebrardo, Giosia Simler, Elia Dupin, Giovanni Rioche, Oudin, Vossio, Zeno ed altri dissero che Matteo fu bruciato come eretico, e lo Zilioli lo fa ardere in Cortona, appoggiandosi alla cronaca di frà Filippo da Bergamo, che però non dice nulla di ciò. Altri (come il Gelli ne' Capricci del Bottajo) vogliono ne fosse disotterrato ed arso il cadavere, o almeno gittato fuor di terra sacra.
      Bruciar solo il libro si fa dal Giovio, dal Guazzo, dal Lami; mentre il Verino, il Landino, Giovan Matteo Toscano ed altri si limitano a dire che fu proibito. Alcuni poi nominano l'autore senza nulla accennare di tutto ciò; il che viene preso per un'artificiosa dissimulazione, ne, conchiude il Vossio, hominis eruditi beneque meriti de literarum studiis nomen ac gloriam labe non exigua aspergere viderentur.
      Il Richa, nelle Chiese Fiorentine, s'estende a ridur queste asserzioni al vero, provando che l'autore ebbe solenni esequie il 1475, e Alemanno Rinuccini recitogli l'orazione funebre, ove leggesi: Postremo etiam poeticam ausus tentare facultatem, hunc, quem suo pectori suppositum cernitis pergrandem librum, ternario carmine composuit, quem propterea Vitæ Civitatem nuncupavit, quod animam terreni corporis morte liberam, varia multiplicia loca peragrantem, ad supernam tandem patriam civitatemque perducit, ubi beato fruatur ævo sempiterno.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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