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      Non vede i danni suoi, nè a qual periglioStia la verace santa fè di Cristo
      Che (colpa io so di cui) negletta more.
     
      Ha pure tre sonetti in lode dell'Ochino quando predicò a Lucca:
     
      O messaggier di Dio, che in bruna veste,
      L'oro e i terreni onor dispregi tanto,
      E nei cor duri imprimi il sermon santoChe te stesso e più 'l ver ne manifesta.
     
      Il tuo lume ha via sgombra la tempestaDel core ove fremea, dagli occhi il pianto.
      Contra i tuoi detti non può tanto o quantoDe' feri altrui desir la turba infesta.
     
      L'alma mia si fe rea della sua morteDietro al senso famelico; e non vide
      Sul Tebro un segno mai di vera luce.
     
      Si crederebbe veder qui un assenso alle dottrine dell'Ochino. Al quale pure dà lode perchè sappia commuovergli il freddo cuore.
     
      Servo fedel di Dio, quel che diventoAllora è don delle tue voci sante.
      Tu cui solo è datoSpesso gl'infiamma (i miei spiriti) e lor mostra e rivela
      Gli ordini occulti, e 'l bel del paradiso.
     
      In lettera del 1538 da Carignano sua villa scrive ad Annibal Caro: «Ho udito in Lucca pochi dì sono frà Bernardino da Siena, veramente rarissimo uomo, e mi piacque tanto, che gli ho indirizzati due sonetti».
     
     
      Pag. 18, metti in nota:
     
     
      Qualche nuova luce può trarsi dal libro di Guglielmo Maurenbrecher Carl V und die teutschen Protestanten (Dusseldorf 1866) per conoscere gli sforzi di quell'imperatore onde ridurre la Germania a unità di credenza. Alle cose italiane poco s'attiene, se non per le contese con Paolo III.
     
     
     
      Pag, 45, lin. 26, aggiungi:
     
      Giulia Gonzaga duchessa di Trajetto, restava commossa dalle prediche dell'Ochino. Un giorno ch'ella usciva da San Giovanni Maggiore, il Valdes vedendola agitata la accompagnò fino al palazzo, mentre essa sfogavasi con lui parlandogli delle speranze, delle lotte, degli sconforti suoi. «Dentro di me sento una battaglia. Le parole di frate Ochino mi riempiono di terrore dell'inferno, ma temo le male lingue.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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