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      «Ritornando alli dì passati di villa in Roma, mi fu subito detto una nuova, la quale non solamente mi parve nuova, ma stolta, incredibile e spaventosa. Mi fu detto che voi, non so con quale istrano consiglio, siete passato dal campo de' Cattolici agli alloggiamenti de' Luterani, consecrandovi a quella sètta eretica e scellerata. Tutto subito mi raccapricciai, e, come si dice, mi feci il segno della croce. Di poi, essendomi da quattro, da sei, e finalmente da ciascuno confermato il medesimo, fui costretto a mio malgrado a crederlo, parendomi aver udito assai più stravagante nuova, che se mi fosse stato detto che le colombe si convertissero in serpenti, o le caprette diventassero pantere. Ma pensando poi come Lucifero bellissimo angelo divenne diavolo, cominciai ad avvedermi che agevolmente potevano avvenire queste orribili trasformazioni; onde molti giorni sono stato in dubbio s'io dovevo scrivervi, oppur s'egli era meglio il tacere, ristringendo intra me stesso il dolore ch'io ho sentito e sento per questa vostra nuova e spaventevole mutazione; perciocchè da un lato mi pareva non poterci guadagnare scrivendo, poichè avete sì fisso il pensiero in questa nuova sètta, e mostrato al mondo non solo con le parole, ma con l'opere ancora, il risoluto animo vostro; e più tosto temevo che voi col rispondermi non mi travagliaste la mente, ch'io sperassi di potervi ritirare indietro da questo viaggio che avete preso; perchè io so bene quanta sia la dottrina vostra, quali e quante sieno le fiamme della vostra eloquenza, le quali due cose agevolmente avrebbon potuto nella loro dolcezza invaghirmi, e invaghito in qualunque pericoloso luogo trasportarmi. Ma d'altra parte temeva tacendo di non essere poi costretto a far poco onorato giudizio di voi; che, non sapendo le vostre ragioni nè quale spirito vi abbia mosso a partirvi, io non saprei mai appresso molti che v'accusano, scusarvi abbastanza; e solo mi rimane un luogo volgare d'iscusazione, dicendo ch'io non posso credere che un frate Bernardino Ochino, mostratosi per uomo di molta prudenza, di bontà singolare, di somma religione, sia ora senza giusta cagione trapassato in una tale diversità di pensiero e di vita.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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