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      Ma mancando quivi delle sussistenze necessarie al proprio mantenimento, per essere stati i loro effetti devoluti al fisco al tempo della fuga dei primi apostati, il senato, godendo di veder ritornati alla santa fede questi suoi cittadini, gli provvide non solo di ajuti opportuni a poter vivere con decoro, ma gli reintegrò ne' già perduti onori, che oggi godono e goderanno dapoi».
      Nell'Archivio stesso (atti del Consiglio Generale, registro 160, cart. 55) sotto il 18 marzo del 1681 è registrato che nel Consiglio Generale fu letto un memoriale del magistrato de' segretarj, ove si esponeva che, avendo il cardinale Spinola vescovo di Lucca fino dal 1679 scritto una lettera ai discendenti delle famiglie lucchesi riparate in Ginevra ed eretiche, non ha ricevuto risposta alcuna «ma in questo giorno sono comparsi avanti di noi li spettabili Ottaviano e Nicolao Diodati, Bartolomeo ed Attilio Arnolfini, Ottavio Manzi e Francesco Marcello Burlamacchi, presentandoci ciascheduno di essi un libro stampato in Ginevra, il cui titolo è Lettera dell'eminentissimo signor cardinale Spinola vescovo di Lucca alli oriundi di Lucca stanziati in Ginevra, con le considerazioni sopra di essa fatte. E insieme ci hanno esibito le lettere che a ciascheduno di essi sono state inviate con detto libro dalli suddetti di Ginevra..... Scopertosi ciò da noi, abbiamo in primo luogo fatto diligenza per investigare come siano stati introdotti nella città li detti libri, e abbiamo penetrato come da un mercante di Livorno, calvinista, corrispondente a detti Ginevrini, siano stati consegnati in forma di pacchetti, sigillati con tre sigilli per ciascuno libro, ad un navicellajo di Pisa, con il soprascritto diretto a detti nobili cittadini; quale navicellajo non abbiamo potuto avere peranco avanti di noi, non ostante le diligenze usate col solo fine di avere il numero preciso di detti pacchetti, giacchè siamo entrati in sospetto che possino essere stati sette in tutto, e a noi non ne sono stati esibiti che sei».


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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