I segretarj raccontano poi che stimarono conveniente consegnare essi libri al vescovo, il quale, dicesi nel memoriale predetto, ha in estremo gradita la dimostrazione di religiosa pietà che se li è data in sopprimere veleno sì pernicioso, assicurandoci che ne avrebbe scritto a nostro signore con tutti i vantaggi della Repubblica. Terminano in questa guisa: «Stimerebbemo parte propria della gran pietà dell'eccellentissimo Consiglio e della sua costante reverenza e devozione verso la santa Chiesa, di dare qualche pubblica dimostrazione del suo sdegno, che a parer nostro sarebbe di fare abbrugiare detti libri per mano del ministro della giustizia, togliendo prima i fogli ne' quali è stata impressa la lettera di Sua Eminenza. Il che, si come manifesterà al mondo quanto sia qui dispiaciuto l'operato di detti oriundi lucchesi con la pubblicazione di detto libro, e l'aborrimento che ognuno tiene del loro invito, così farà conoscere che in pubblico e in privato non si vuole in alcun modo dar adito a trattare con persone separate dal consortio della vera religione e dall'obbedienza verso la santa sede, e per confermarci sempre più ne' sentimenti delli antenati nostri che ne riportarono tanta commendatione dalla santa memoria di papa Pio IV per li decreti fatti in quel tempo».
Il gonfaloniere disse che anche il settimo libro ereticale era stato consegnato, pochi istanti avanti. Per decreto del Maggior Consiglio dello stesso giorno furono i libri abbruciati per mano del boja sulla pubblica piazza di San Michele.
Pag. 473, alla nota 9, aggiungasi:
Tra i rifuggiti a Ginevra era la famiglia Lombardi, della quale fu capo Cesare, di cui conservasi il testamento pubblicato dal Gaberel nel vol. i Pièces justificatives, p. 212. Fra questi documenti sono date le lettere di Carlo IX e Caterina de Medici al Consiglio di Lucca a proposito de' decreti contro i profughi.
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