Cremonę, calendis febr. mdxxxviii.
Tui observantissimus famulusHier. Vida, Albę episcopus.
Al molto reverendo signor mio osservandissimo, il signor Marcello[Marcello Cervino, che fu poi papa.]secretario secreto di Nostro Signore.
In queste parti et in Lombardia gli errori de' moderni heretici vanno molto hora dilatandosi: non parlo gią della diocesi mia, che, per Dio gratia et per uno gagliardo Breve a me da nostro signore per sua benignitą el suo prim'anno concesso contra tanto esenti quanto non, č assai ben netta. Dico la cosa esser in colmo; e, se non se li provede, vedo l'impendente total ruina. A questi giorni trovandomi in Asti per vedere il signor marchese del Vasto, et ivi ragionando sopra questa mala influentia, per alcuni predicatori, i quali in diversi lochi hanno havuto ardire predicare perniciosa dottrina contra il pubblico consenso d'antichi Padri, in molto pregiudicio de l'anime de' fedeli christiani, ritrovandosi a questi parlamenti il signor Giovanni Battista Speciano senatore di Milano et capitano generale di justitia, huomo molto da bene et catholico, mi promise volere alla fiata, anchor che sia occupatissimo, ire alle prediche, per potere obviare a tali inconvenienti: il che facendo, son certissimo sarą di molto freno a queste pesti, per la suprema autoritą e potestą che tiene. Vero č che in la mente li resta qualche scrupolo, imperocchč essendo materia mera ecclesiastica, accasca spesse fiate fare qualche dimostrazione contra detti heretici; ma, dandoli poi da essere giudicati al giudice ecclesiastico, si vede che subito senza altra animadversione sono rilassati, sotto pretesto che siano pentiti et emendati, e che non siano relapsi. Io poi ritornato alla mia Chiesa, e facendo molta consideratione sopra questa cosa, et vedendo che questa setta di heretici non č per errore, ma per espressa malitia, e che non solamente fanno questo perchč cosģ sentano, ma tutto procedere perchč attendono alla destruttione del vivere christiano, e sitiscono il sangue dei catholici, macchinando etiandio con l'arme in la vita nostra, e che non fu mai setta tanto pernitiosa, mi parerebbe se li dovesse precedere contra con maggiore severitą, e non darli occasione di far peggio, perdonandoli sotto pretesto di falso pentimento.
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