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      Non crede finirà il mondo. Il cielo, finito di grandezza e podestà, s'ha a dire per durata infinito, perchè Dio non potè far Dio, e l'avrebbe fatto se l'avesse fatto infinito per podestà: onde lo fece infinito per durata, perchè questa sola perfezione poteva appropriarsi al creato. Ma (dice) ragioniam più sottilmente. Il primo principio non potè fare cosa che fosse simile o dissimile a sè. Non simile, perchè ciò che è fatto soffre: non dissimile, perchè l'azione e l'agente non differiscono. Quindi Dio essendo uno, il mondo fu uno e non uno: essendo tutto, fu tutto e non tutto: essendo eterno, il mondo fu eterno e non eterno. Perchè uno, è eterno, non avendo pari o contrario: perchè non uno, non è eterno: giacchè è composto di parti contrarie, avversantesi per mutua corruzione: onde la sua eternità è nella sua composizione, l'unità nella continuazione739.
     
     
      Pag. 73, lin. 4, leggi:
     
      Questo libro chiamò subito l'attenzione, e Gramondo presidente al parlamento di Tolosa diceva: «Agli altri pare eretico, a me pare ateo». In fatti è a vicenda panteista e materialista. Il Rossetto nell'Histoire tragique dice che fa rivivere l'abominevole libro dei Tre impostori.
     
     
      Pag. 79, la nota 37 si cominci:
     
     
      Vedasi La vie et les sentiments de Lucilio Vanini. Rotterdam 1717. Gli è avversissimo ma ancor peggio P. Garasse, il quale, nella Doctrine curieuse des beaux esprits de notre temps, comincia a parlarne con queste frasi: Les deux plus nobles exécutions qui se soient faites de nos jours, montrent évidement que la fin des athéistes dogmatizans est toujours accompagnée d'une particulière malédiction de Dieu et des hommes. La premiére fut à Tholose en la personne de L. Vaninus, homme d'un courage dé sespérè... homme de néant... mechant bellistre, e dopo infinite altre ingiurie dice che, chiesto di far emenda onorevole a Dio, al re, alla giustizia, rispose: «A Dio non credo: il re non offesi: per la giustizia, i diavoli la portino, se pur diavoli c'è». Nella Apologia pro J. C. Vanino, stampata a Rotterdam 1712, si risponde ai diciotto capi d'accusa che si davano contro di lui da un anonimo che lo diceva ateo.


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Gli eretici d'Italia
Volume Terzo
di Cesare Cantù
Utet
1866 pagine 895

   





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