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      E chi era dunque stato il vincitore?
      Intanto i SÓrmati tenŔvano presidio nelle inermi cittÓ dell'Italia e della Gallia; i Franchi avŔvano in guardia, o piuttosto in preda, le frontiere del Reno; i Goti, quelle del Danubio. Gli Alani del CÓucaso erano custodi del palazzo imperiale, e gli ˛rridi Unni della Mongolýa si pascŔvano di carne cruda sotto i p˛rtici di marmo. I capitani di queste genti, Stilicone vÓndalo, Arbogasto franco, Allobego alano, FrÓvita goto, Ricimero, Aspare, Ardaburo, Ŕrano i veri signori dell'imperio, perchŔ il dominio consiste nelle armi, e l'autoritÓ nella consuet¨dine e nella fiducia dei prýncipi. Essi facŔvano gl'imperatori, li disfacŔvano, li uccidŔvano. L'¨ltimo di quei simulacri di regnanti fu R˛mulo Aug¨stulo, figlio d'un Oreste, venuto non si sa di qual nazione, e scriba d'Attila. - Infine le truppe mercenarie, morendo di fame ai confini, cominciÓrono a internarsi; si conf¨sero colle orde che dovŔvano respýngere, e colle quali avŔvano communanza di sangue e d'interesse; si prŔsero, in luogo d'imposta prediale, una parte delle terre cogli schiavi e col bestiame che rimaneva. E poichŔ la milizia si era cosý proveduta da sŔ, i tributi f¨rono in¨tili; l'˛pera della distruzione era compiuta.
      GiÓ fin dal 400 i nostri municipj Ŕrano a tale che S. Ambrogio li disse cadÓveri di cittÓ. - Eppure il gran flagello di Dio non era ancora venuto.
      Ancora dopo il passaggio d'Attila, la nostra Insubria nutriva qualche favilla di studj; e in Pavýa nasceva Boezio che i Goti uccidŔvano.


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Notizie naturali e civili su la Lombardia
di Carlo Cattaneo
1844 pagine 107

   





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