Pagina (50/107)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Inesperti degli assedj, nella barbÓrica loro inettezza fŔcero un ridutto di legnami di fronte ad ogni porta della cittÓ, stÓndovi a campo tre anni, e aspettando che la penuria domasse i sediziosi; ma Lanzone corse in Germania a invocare presso l'imperatore il soccorso delle leggi; onde giÓ si palesava quella veritÓ cosý perpetua nelle istorie, che gli interessi naturali del principato e dei p˛poli sono in concorde opposizione alla licenza feudale. - Irritato il p˛polo dall'ostilitÓ non paterna d'Ariberto, pass˛ di ragionamento in ragionamento; volle che le famiglie prelatizie, le quali nel loro seno eleggŔvano il vŔscovo, rendŔssero conto dei beni sacri che possedŔvano per ereditÓ e simonýa; chiam˛ concubine le mogli dei beneficiati; li strapp˛ dagli altari; li espulse dalla cittÓ; l'omicidio e l'incendio si spÓrsero di villa in villa; Arialdo Alciato e i fratelli Cotta versÓrono il sangue in nome della chiesa; Ildebrando gli Ónimava da Roma al combattimento. - La contessa Matilde, la doviziosa erede dei Longobardi di Toscana, divenne ardente nemica dell'ordine feudale; le sue vaste donazioni ai Benedettini nella valle del Po divŔnnero asilo di schiavi fuggiaschi, che ristaurati gli avanzi degli Órgini etruschi e romani, le mutÓrono in ubertose possessioni. Cosý dissipato il patrimonio feudale, cresciute di popolazione e di ricchezza, e redente dai patrizj le terre della chiesa, cominci˛ quella gran mutazione dei servi in lýberi contadini, che per otto sŔcoli si estese in Europa.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Notizie naturali e civili su la Lombardia
di Carlo Cattaneo
1844 pagine 107

   





Lanzone Germania Ariberto Arialdo Alciato Cotta Ildebrando Roma Matilde Longobardi Toscana Benedettini Europa