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      Fu la crisi decisiva che doveva rompere quella relazione giÓ troppo prolungata e violenta. La contessa, quando si vide abbandonata, nella sua gelosia insensata, non pens˛ che a ravvivare l'amore di Giovanni rendendo lui pure geloso. E si fece vedere in pubblico accompagnata da un giovinotto che la corteggiava da qualche tempo, ed ostent˛ di trattarlo con confidenza, di accordargli delle libertÓ che lasciavano supporre relazioni molto intime fra loro.
      Giovanni lo vide, e ne prov˛ un profondo disgusto; ma non fu geloso, non and˛ a rimproverare alla bella infedele la fede tradita, non scrisse lettere disperate. Il suo cuore s'era fatto freddo per lei e rimase freddo.
      Allora, nella sua nervositÓ febbrile, la contessa si abbandon˛ davvero ad un amore che non sentiva, per vendetta, o per dispetto, o per amor proprio, o per tutte e tre le ragioni unite; ed, eccessiva in tutto, prese una risoluzione pazza, che annunci˛ lei stessa a Giovanni, in un'epistola insensata e crudele. Forse prese quella risoluzione unicamente per scrivere quella lettera.
     
      Vi avevo giudicato troppo bene - diceva per concludere una serie di periodi amari e pungenti -. E voi non meritate il mio amore. FinchÚ aveste bisogno d'una relazione nella societÓ alta per farvi strada, fingeste d'amarmi. Ora che avete una situazione, mi abbandonate come un ingrato. Ma non vi state a figurare d'avermi avvilita col vostro disprezzo, e ch'io debba passare il resto de' miei giorni a rimpiangervi; non siete degno di tanto. Se voi non mi trovate pi¨ troppo bella, e neppure bella a sufficienza per riscaldare il vostro cuore d'uomo positivo, c'Ŕ chi mi trova ancora bastantemente bella per consacrarmi tutta la sua vita, per sacrificarmi la sua posizione come voi non avete saputo sacrificarla mai, per sfidare l'opinione del mondo, il vostro idolo.


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Il tramonto d'un ideale
di Marchesa Colombi
pagine 171

   





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