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      Nessuno ebbe a' miei occhi le tue attrattive, nessuno m'inspirò il sentimento che tu m'inspiri."
      Io sarò meno gentile, ma più vera. Ho amato prima di conoscer voi, Max.
      L'uomo, a cui sono fidanzata, non è un vecchio ricco ed acciaccoso che mi venga imposto tirannicamente da mio padre, e contro di cui io possa fare appello ai vostri sentimenti cavallereschi. No; è un bel giovane povero come me; buono, nobile, intelligente. Che io stessa scelsi, che amai; che amai con trasporto; per cui ho palpitato, ho pianto, ho gioito; la cui parola d'amore mi scese soave all'anima; a cui mi fidanzai con delizia sognando un avvenire di felicità.
      Ed ora, perchè non l'amo più? È almeno stato infedele, sleale? Ha demeritato il mio amore? No; è stato fedele, e mi ama, e merita d'essere adorato. Sono io che non l'amo più, perchè non l'amo più; perchè l'amore non è eterno che in casi eccezionali; l'amore può cessare; il suo carattere era troppo freddo per rispondere alle mie aspirazioni; e la sua freddezza ha spento l'ardore che le sue prime parole d'affetto m'avevano acceso nel cuore, ecco la prosa.
      Era un tedesco che m'insegnava il canto. Quando lo conobbi, era giovanissimo; e dirigeva già l'orchestra del teatro Regio di Torino, dove io sono nata e cresciuta. Era bello e d'un'eleganza di buon gusto.
      Non è punto vero che si ami un uomo per le sue qualità esterne o per le sue abitudini; si amano le qualità e le abitudini per l'uomo. I primi amori che io sognava nel segreto del cuore, erano per eroi, per uomini fieri, dall'aspetto maschio, da' modi franchi, come i vostri, Max.


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Tempesta e bonaccia. Romanzo senza eroi
di Marchesa Colombi
G. Brignola Editore
1877 pagine 172

   





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