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      Apage hc tam minuta. Si quis igitur cum amico colloquens leni sono verba formaverit, ut scilicet e propinquo exaudiatur; mox alium conspicatus e longinquo, contentissima illum voce inclamarit; alio atque alio illum uti gutture atque ore dixeris, quod hc vocis instrumenta illic contrahi, hic dilatari atque extendi necesse sit? Nos vero cum tubicines s illud recurvum ac replicatum adducta reductaque dextra ad graviorem quidem sonum producentes, ad acutiorem vero contrahentes, intuemur, num propterea alia atque alia uti tuba existimamus?"
      Qui, com'ella vede, il Sarsi introduce me, come ormai convinto dalla forza de' suoi sillogismi, a ricorrere per mio scampo a qualunque debolissimo attacco, ed a dire, quando pur vero sia che le stelle fisse non ricevano accrescimento come gli oggetti vicini, che questo "saltem" non servirsi del medesimo strumento, poi che negli oggetti propinqui si deve allungare; e mi soggiunge, con un Apage,ch'io ricorro a cose troppo minute. Ma, signor Sarsi, io non ho bisogno di ricorrere al "saltem" ed alle minuzie. Necessit ne avete avuta voi sin qui, e pi l'averete nel progresso. Voi avete avuto bisogno di dire che "saltem" nelle sottilissime idee geometriche le fisse richieggono abbreviazione del telescopio pi che la Luna, dal che poi ne seguiva, come di sopra ho notato, che ricrescendo la Luna mille volte, le fisse ricrescerebbono novecento novantanove, mentre che per mantenimento del vostro detto avevate di bisogno ch'elle non ricrescessero n anco una meza volta.


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Il Saggiatore
di Galileo Galilei
Ricciardi Editore
1953 pagine 290

   





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