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      RicorderÓ il lettore come finý sventuratamente la lotta ineguale impegnata tra il pugno di prodi, di cui facean parte Cozzo e le tre eroine, e la guarnigione del castello, sostenuta dalle compagnie di sbarco della marina.
      Ora la capitolazione dei Borbonici era firmata, l'Isola dovea essere evacuata, e certo i primi a liberarsi dovevano essere i detenuti politici di Castellamare.
      La liberazione di quei cari e valorosi compagni, la maggior parte feriti, uscendo dall'ergastolo e risalutando il sole della libertÓ, acclamati da immensa popolazione, fu un vero giorno di festa per la capitale della Sicilia. - Ognuno abbracciava i suoi che avea creduto per sempre perduti - e lascio pensare con che giubilo Lina e Marzia furono accolte dai Mille, e massime da P. e da Nullo.
      Lia era rimasta a custodire Cozzo, incapace di muoversi per le ferite, sino verso sera in cui fu trasportato in una bussola alla propria casa.
      Giubilate pure, uomini e donne che contribuiste alla liberazione della patria! A che vale la vita dello schiavo! Non Ŕ meglio morire? Palermo libera e cacciando i tiranni, vale ben la pena di esser fieri di giubilarne!
      La superba capitale dei Vespri, come i suoi vulcani, manda ben lungi le sue scosse - e crollano al gagliardo suo ruggito i troni che posero le insanguinate fondamenta sull'impostura e sulla tirannide.
      Ma non solo i buoni giubilavano, anche i perversi maestri camaleonti - sempre pronti a svestire la pelle del lupo e frammischiarsi tra gli agnelli divenuti leoni. - Si! anche i schiakal dell'italiana famiglia, oggi tutti seduti alla greppia dell'erario pubblico, giubilavano!


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I Mille
di Giuseppe Garibaldi
Tipogr. Camilla e Bertolero
1874 pagine 356

   





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