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      Se durava il buon tempo, avrei potuto condurre a fine molti lavori, o cominciati, o pensati e poi messi da parte per l'et pi matura. Oltre i proverbi voleva scrivere alcuni cenni sui costumi campagnoli, tanto delle montagne che delle pianure, e inserire qua e l i Rispetti e le tradizioni correlative. Voleva poi riunire gli appunti presi sopra a Dante e darli fuori in forma di lettere agli amici, nelle quali senza rifarmi tanto dall'alto avrei voluto riunire ci che stato detto dai migliori sul divino Poema, e manifestare il mio modo di vederci dentro. Aveva poi molti altri scherzi, o in testa, o alle mani, tra i quali uno intitolato: L'Adunanza, che avrebbe mirato a pungere le varie stte della letteratura; un altro detto Il Vivaio, o la fabbrica dei candidati, nel quale avrei smascherato il modo che tengono certuni per salire agl'impieghi; e poi La Parabola del re Nabucco, Il Poeta Cesareo, La Censura, I Religionai ec. Tra le cose fantasticate v'era anco una specie di romanzo e una novella, ambedue di fatti passati sotto i nostri occhi, e tendenti a porre in piena luce il ridicolo e il turpe di questi ultimi dieci o dodici anni. Vedi quanta roba! Eppure mi sentiva l'animo capace di venirne a capo, e vagheggiava col pensiero le ore beate che avrei potute passare meditando e scrivendo. Ora questi progetti, questi sogni, queste belle speranze, giacciono sepolte in un angolo della mente; e se si provano talora a destarsi, il dolore le ricaccia nell'ombra e nel silenzio. Quando paragono me come sono ora all'uomo che era un anno fa, io quasi mi stupisco che prima della totale rovina possa uno disfarsi cos appoco appoco.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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