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      Se tornerÓ la salute, sar˛ qua a riceverla con quella fredda garbatezza che si suole usare con persone che ispirano poca fiducia; se viene la morte, me n'ander˛ io, come disse un tale.
      M'ha fatto molto piacere il sentire che tu sii stato a godere la compagnia della tua sposa; e certo, in quelle dolcezze, per un'anima come la tua, non ci sarebbero volute le ombre del Duca di Modena e dei Reverendi Padri di Sant'Ignazio. La folla ora piega da quella parte, ma la folla, avverti bene; e questa Ŕ stata sempre voltabile e stoltissima. Credi tu per questo che le alte ragioni dell'umanitÓ taceranno a un tratto? Io credo che grideranno pi¨ forte, e prego Iddio che mi faccia chiuder gli occhi prima d'aver perduta questa certezza. Compatisco chi freme, e anch'io fremo ma non dispero, perchŔ per ogni Duca e per ogni Gesuita, ho un uomo da contrapporre, e dico ecco qua chi terrÓ in onore la stirpe che costoro tentano di conculcare. Se m'inganno, dir˛ col Poeta:
      PrŠtulerim scriptor delirus inersque videriDum mea delectent mala me, vel denique fallant,
      Quam sapere et ringi.
      Ma spero di non ingannarmi, oh lo spero fermissimamente. Prendesti i miei fogli a Firenze? Se non gli hai presi, prendili, perchŔ in ogni modo vorrei che rimanessero a te. Qua ho tutti gli appunti e scartafacci spettanti alli Scherzi, e anco questi ti saranno rimessi. Per la Strenna di Pisa non potr˛ far nulla e me ne dispiace, perchŔ era amico del Frassi, e anch'io benedico alla sua memoria: dirai a Gianni che valuti la buona volontÓ. Riguardo a quell'altro affare, se non posso fare io, farai tu che sarÓ lo stesso, purchŔ il libro sia pubblicato.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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