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      E tra il principio e la fine, era una tempesta di punti ammirativi, di apostrofi, di sarcasmi, d'esclamazioni; c'erano dentro tutte le pi¨ calde figure rettoriche possibili. Era insomma una tesi un poco brilla.
      Cinque o sei giorni dopo, la mattina a digiuno, coll'abito a coda di rondine e la cravatta bianca, dovetti recarmi all'UniversitÓ per leggere e sostenere pubblicamente la tesi davanti alla FacoltÓ ed agli ascoltatori. Lessi, ma in parola d'onore, avrei preferito di non leggere. Mi vergognavo. Tutto quel lirismo bacchico recitato a bassa voce da un giovine a digiuno, in soggezione e colla voce spaurita, doveva fare un bell'effetto! Alle interrogazioni dei professori m'impaperai, dissi degli spropositi cavallini, feci una figura nefanda, e forse mossa da un delicato senso di compassione, la FacoltÓ mi approv˛ a pieni voti. Vorrei esprimere la mia gratitudine ai benefattori, ma credo che sia tempo di chiudere la parentesi).
      Dunque, nell'inverno del 1868, invece di leggere il codice, leggevo dei versi. Ma leggevo per lo pi¨ dei versi francesi, non trovando niente in italiano che finisse di piacermi. Giudicavo tutti i nostri poeti recentissimi colla avventatezza dello studente che procede per simpatie, ed antipatie, e tutta la nostra lirica contemporanea mi pareva vuota, affettata, frigida. L'eterno Iddio del Manzoni era l'oggetto del mio odio accanito; e tutto quel cristianesimo nŔ carne nŔ pesce degli scrittori che adorano San Pietro e vituperano il suo successore, mi dava delle ore di bile iraconda.


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Brani di vita
di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti)
Zanichelli Bologna
1908 pagine 487

   





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