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      E difatti, perché cercare il principio unitario della Vita se fossero dei perfetti dogmatici e se non avessero alcun dubbio sulla realtà esterna che si presenta loro attraverso i sensi; poiché il dogmatico crede e non dubita come lo scettico e non ricerca come il critico? perché ricercare le cause del moto? perché cercare di spiegarsi il problema del pensiero che pur non cade sotto i nostri sensi? - Quel che si cerca si cerca appunto perché non lo si possiede, perché si dubita intorno al possesso - e quindi chi cerca, oltre a credere alla trovabilità, dubita di possedere - cioè è dogmatico, scettico e critico ed è anche idealista allorché giunge ad una conclusione sua, perché, attraverso ad un processo mentale, giunge ad affermare un'idea.
      Parimenti potremo dire dello Scetticismo se noi lo consideriamo in sé cioè indipendentemente sia dagli altri sistemi che dai Filosofi che lo pensarono - posto sempre che sia possibile -. Infatti, prescindendo dall'opera di Protagora e di Gorgia, di Pirrone, di Hume e del Rensi che non sono soltanto scettici, ma sono filosofi, il momento scettico dovrebbe essere caratterizzato da queste proposizioni di Gorgia: a) nulla esiste; b) qualora esistesse non si potrebbe conoscere; c) se pure si conoscesse sarebbe impossibile comunicarlo ad altri (ben inteso che in queste tre proposizioni non intendiamo riassumere il pensiero di Gorgia che non è contraddittorio, né astratto, come vedremo, bensì il pensato cioè quello che Gorgia ha pensato). Ora in tutte le tre proposizioni troviamo anzitutto come soggetto la parola "nulla", che ha un valore assoluto come l'altro termine dei dogmatici "tutto"; ed infatti tanto il tutto quanto il nulla non ammettono eccezioni di sorta, ma mentre ciò nel dogmatismo è spiegabile, non lo è per lo scetticismo che vorrebbe concludere per la relatività della conoscenza senza tener conto che l'esigenza dell'assoluto è manifesta proprio nelle proposizioni di questo relativismo per cui nulla è assoluto e tutto relativo.


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La Ragione d'essere della Filosofia
di Giuseppe Mannarino
Tipogr. Abramo Catanzaro
1931 pagine 111

   





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