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      Indubbiamente ciò rende più difficile il nostro compito poiché ci priva di un ottimo punto di partenza, muovendo dal quale giungeremmo, attraverso il procedimento ormai a noi familiare della dimostrazione per assurdo, alla identificazione del Diritto e della Filosofia: ma il fatto ha una sua spiegazione che riteniamo necessaria dare.
      La nostra tradizione vuole che il popolo romano, essenzialmente pratico per ragioni geografiche, abbia cercato di subordinare ogni attività intellettuale ai fini utilitari della propria conservazione ed espansione nel mondo: ora questa concezione dell'attività intellettuale non poteva non costituire un ostacolo alla libera esplicazione dell'attività medesima, o almeno ad alcune forme di essa, come la forma religiosa, quella fantastica e quella scientifica. La Religione non poté esser concepita che come in funzione dello Stato, che era l'unica realtà in quanto la conservazione e l'espansione si rendevano impossibili senza un organismo coordinatore ed organizzatore delle energie dei singoli: il Paganesimo fu così religione di Stato; né Costantino ed i suoi successori interpretarono diversamente il Cristianesimo, perché altra mira non ebbero - di fronte al dilagare trionfatore della nuova fede - che quella di amicarsi questa forza, poderosa e capace di crear dei martiri, per puntellare l'Impero; e successivamente la Chiesa nell'Occidente si organizzava con le stesse gerarchie e le stesse leggi di uno Stato. Non diversamente dobbiamo affermare per l'Arte in cui manca quasi completamente l'entusiasmo, il dolore e qualsiasi drammatico contrasto che sia qualche cosa di intimo nell'Artista e di cui l'Artista si possa dire che viva, perché nel Romano mal si nasconde una preoccupazione a cui viene subordinata l'attività fantastica, la preoccupazione di servire allo Stato: lo vediamo in Livio che dà parvenza di realtà a quelle leggende che possano educare a sentimenti di abnegazione e di sacrifizio per la patria; in Virgilio che nelle Georgiche espone il modo dl bonificar la terra perché l'Italia basti a se stessa e non si renda tributaria economicamente delle provincie; che nell'Eneide perde di vista il suo protagonista e non vede che tutto il popolo romano cui spetta il diritto di governare e dominare il mondo.


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La Ragione d'essere della Filosofia
di Giuseppe Mannarino
Tipogr. Abramo Catanzaro
1931 pagine 111

   





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