Pagina (24/91)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Credo inutile l'avvertirvi che sono opera d'un giorno: essi risentono pur troppo della fretta con cui sono fatti. Nulladimeno ardisco pregarvi di dirmene il parer vostro e di notarne i maggiori vizj. Che se voi li giudicherete non del tutto incorreggibili, vedrņ di adoperare intorno ad essi la lima, dalla quale sono tuttavia intatti. Mustoxidi riceverą la vostra risposta, e me la farą avere. In essa spero mi farete certo di vostra pronta venuta. Vi prego di conservarmi la vostra amicizia,e mi vi raccomando.»
      «ALESSANDRO MANZONI.»
     
      ADDA(6)
     
      IDILLIO.
     
      Diva di fonte umil,(7) non d'altro riccaChe di pura onda e di minuto gregge,
      Te, come piacque al ciel, nato a le grandiDe l'Eridano sponde(8), a questi ameni
      Cheti recessi e a tacit'ombra invito.
      Non feroci portenti o scogli immani,
      Nč pompa io vanto d'infinito fluttoO di abitati pin; nč imperļoso
      Innalzo il corno, a le cittą soggetteSignoreggiando le torrite fronti;
      Ma verdi colli e biancheggianti villeE lieti colti in mio cammin vagheggio
      E tenaci boscaglie a cui commisi,
      Contro i villani d'Aquilone insulti,
      Servar la pace del mio picciol regno,
      E con Febo alternar l'ombre salubri.
      Nč al piangente colono č mio dilettoRapir l'ostello e i lavorati campi
      Ad arricchir l'opposta avida sponda,
      Novo censo al vicin; nč udir le preciInesaudite e gli imprecati voti
      De le madri che seguono da lunge,
      Con l'umido occhio e con le strida, il caroPan destinato alla fame de' figli,
      E la sacra dimora e il dolce letto.
      Sol talor godo con l'innocua manoPiegar l'erbe cedenti, e da le rive


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Del trionfo della libertą
di Alessandro Manzoni
Editore Sonzogno Milano
1882 pagine 91

   





Eridano Aquilone Febo