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      ALL'EDITORE DEL "TIMES".
      Londra, 22 gennaio 1845.
      La lettera qui unita è la traduzione di quella scritta ad un amico di Corfù da Anacarsi Nardi, avvocato di Modena, uno degli esuli sbarcati in Calabria coi fratelli Bandiera, e morto a Cosenza il 25 luglio 1844. Il Nardi la scrisse nella sua cella, dodici ore prima della sua morte, e da ogni parola traspare una tale calma, una tale nobiltà di sentimenti che - non ne dubito - Ella sarà lieto di pubblicarla nel suo autorevole giornale. Mi pare che una causa, per la quale uomini come il Nardi corrono alla morte come verso un bel sogno, debba essere una causa santa, e con più probabilità di successo di quanto possa sembrare ora, giudicandola superficialmente. Ma qualunque siano le sue opinioni in proposito, dinnanzi al martirio tace ogni sentimento di parte: un uomo onesto, puro, che può vivere seriamente e morire serenamente per ciò che egli ritiene vero e giusto è in tutti i tempi, e specialmente nel nostro, in cui la teoria e la pratica sembrano essere in eterno contrasto, uno spettacolo che infonde nuova forza nei cuori di tutti coloro che lottano. La lettera passò per le mani del Governo Napoletano e di quello Austriaco, e da quest'ultimo fu inviata al suo Console Generale a Corfù, per consegnarla al Dott. Savelli che la ricevette la sera dell'11 Dicembre 1844, quattro mesi e diciassette giorni dopo che era stata scritta. Exoria, (parola greca che significa esilio, bando) è il nome della casa costruita dall'esule Dott. Savelli nel distretto di Covacchiana, e dove viveva anche il Nardi.


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I Fratelli Bandiera
di Giuseppe Mazzini
Libreria Editrice Milanese
1944 pagine 74

   





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