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      Di questa Ostacchini, che la Mozzoni accusa di fare da prestanome a un uomo, si sa poco. Probabilmente essa accolse poi l'idea dell'«emancipazione» perché ritroviamo il suo nome fra quelli, assai numerosi, delle collaboratrici de «La donna».
      La Risposta è stata reperita dalla dott. Maria Luisa Cantini, che l'ha acclusa tra i documenti della sua tesi di laurea sull'opera pedagogica e politica di A. M. Mozzoni (1975) e che ne ha cortesemente concessa la riproduzione in questo volume.
     
      Trovandomi talvolta nel negozio del libraio Sonzogno mi accadde piú volte di posare gli occhi sopra un opuscolo intitolato Un Caos di pensieri sopra le donne e per le donne di Elvira Ostacchini. Benché ogni produzione di donna e per la donna m'interessi vivamente, pure il titolo di questo disgraziato opuscolo era così infelice che la mia curiosità ne fu poco assai stuzzicata. Poco dopo mi veniva da qualche signora avvertito che quello schizzo valeva la pena d'esser letto. Non me lo feci ripetere e lo provvidi.
      Da una prima lettura fatta a passo di carica rilevai che il titolo di Caos, se non si faceva attraente, veniva per lo meno pienamente giustificato dall'andamento del discorso.
      La Signora Ostacchini esordisce pateticamente colle prime e vaghe impressioni della sua giovinezza: ci conduce per mano attraverso alle verdi aspirazioni d'obbligo al grande ed al bello, ci fa passar la rassegna delle idee che le frullavano pel capo, idee nobili e generose, che la lettura dei sommi scrittori le ingigantivano in mente e facevano battere di forti palpiti il giovine cuore, palpiti di speranza e di desiderio, palpiti d'amor di gloria e di desio di creazione; ma.


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La liberazione della donna
di Anna Maria Mozzoni
pagine 272

   





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