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      Il gatto non fa altro di bene che liberarci dai topi, al quale intento non bastano né le trappole, né i bocconi avvelenati. Ma questo bene lo fa proprio lui, non aiutato da circostanze favorevoli, e lo fa sempre, e lo fa su tutta la superficie del globo. Guai s'egli cessasse dal mangiare i topi! saremmo forse ridotti a mangiarli noi. Sesostri, Ciro, Alessandro sono per noi remotissime e indifferenti tradizioni storiche: se non fossero mai esistiti, noi ci saremmo ugualmente, né più né meno felici. Altrettanto diranno di recenti personaggi i lontani posteri «che questo tempo chiameranno antico»; anzi la maggior parte degli uomini non saprà mai nemmeno i loro nomi. Ma il gatto sta sempre, e dappertutto, e a pro di tutti. Dacchè c'è il mondo e finché durerà, l'uomo ha sempre opposto e opporrà sempre al nemico topo l'amico gatto. Ora, sommate i suoi benefizi, moltiplicateli pel tempo e per lo spazio, e riusciranno come l'immenso numero di gocce d'acqua che formano il mare; e troverete che l'umanità deve assai più gratitudine alla specie del gatto che a qualunque isolato individuo della specie propria.
      Lasciando dunque che altri celebri i fasti di Carlo Quinto o di Napoleone, io imprendo a trattare le lodi del gatto. Né temo la taccia di frivolezza: perché a considerare le cose con occhio di vero umanitario, a saper filosoficamente riferire il microcosmo al macrocosmo, io troverei importantissimo anche un opuscolo che insegnasse l'arte di cogliere le pulci al salto.
      E qui fo punto e riposo, giacché i sublimi voli della filosofia hanno questa virtù: che stancano terribilmente.


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Sul gatto
Cenni fisiologici e morali
di Giovanni Rajberti
Editore Bernardoni Milano
1846 pagine 98

   





Ciro Alessandro Carlo Quinto Napoleone