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      E per quelli che gustar no lo possono nel testo, sarò assai pago se troveranno in questa versione una chiarezza, brevità, ed energia, che accattata non paja, ma originale. Se alcuno poi, o per maligno animo, o per altra cagione vorrà andarmi ponendo, periodo a periodo, a raffronto col testo; ci troverà, spero, se non compensata, scusata almeno continuamente l'insufficienza, da un'ostinata instancabile diligenza.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
      L'edizione di cui. si è servito il Traduttore
      è degli Hachii, Leyda, 1659 in 8.° cum notis Variorum.
     
     
      LA GUERRA
     
      DI
     
      CATILINA
     
     
      I.
     
      Agli uomini, che ambiscono esser da più degli altri animali, conviene con intenso volere sforzarsi di viver chiari; e non come bruti, cui natura a terra inchinò, ed al ventre fe' servi. Anima e corpo siam noi: a quella il comandare si aspetta, a questo il servire. Coi Numi l'una, colle bestie l'altro accomunaci. Parmi perciò, che desiare si debba assai più la gloria con l'ingegno acquistata, che non colla forza; e che, di una breve vita godendo, lunghissima lasciare si debba di noi la memoria. Beltà e ricchezze son fragile e passeggiera gloria: la virtù, è illustre ed eterna. Grande pure ed antica contesa fra gli uomini ell'è; se al guerreggiare più giovi la robustezza del corpo, o dell'animo; dovendosi prima il consiglio, e immediatamente poscia la mano adoprare. Ma, ciascuna di queste doti per se non bastando, l'una dell'altra abbisogna.
     
     
      II.
     
      Quindi i primi Re, (che così la più antica signoria nominossi) altri l'ingegno, altri la forza adopravano: vivendo allor gli uomini senza cupidigia, contento ciascuno del suo.


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C. Crispo Sallustio tradotto da Vittorio Alfieri
di Gaius Sallustius Crispus
1807 pagine 161

   





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